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Emanuela Cruccu: Non è mai tardi

di Diego Repetto

 

In occasione del Festival Letterario del Monreale nella cornice di Casa Mereu a San Gavino Monreale in Sardegna a settembre e ottobre 2021 l’artista modella Emanuela Cruccu ha esposto il progetto artistico immersivo “Non è mai tardi”: un viaggio in cui spogliarsi dei propri sentimenti e inoltrarsi in un mondo interiore, per riflettere sulla solitudine e sull’importanza del contatto e del rapporto con gli altri.
Il giornalista e scrittore Massimo Gramellini nell’articolo per Il Corriere “Fuggiamo da passato e futuro ma alla fine contano solo le emozioni” si pone il quesito: “Se il tempo non esiste, allora che cosa è quella cosa che ci ostiniamo a chiamare col suo nome? Quella cosa che scorre sempre in avanti e mai indietro?”
Il fisico Carlo Rovelli nel libro “L’ordine del tempo” pubblicato per Adelphi risponde a queste domande esaminando la natura del tempo da diversi punti di vista e l’evoluzione della sua comprensione nel corso dello sviluppo del pensiero scientifico attraverso la filosofia.
Per Rovelli il tempo siamo noi, come prodotto della mente umana, perché parafrasando Heidegger: “Il tempo si temporalizza solo nella misura in cui ci sono esseri umani.”
In “Non è mai tardi” l’artista Emanuela Cruccu materializza il concetto di tempo attraverso suggestive opere plastiche che diventano installazioni immersive, fornendo al visitatore nuovi strumenti di valutazione dell’uso del proprio tempo.

L’atto creativo di Emanuela introduce nella realtà un contributo nuovo, caratterizzato da dinamiche percettive inedite, che creano nuove e coinvolgenti rappresentazioni del tempo. Apre le porte a un “multiverso”, un insieme di universi coesistenti tra loro, in cui il visitatore influenza l’evento stesso immergendosi nell’opera e perdendosi nelle pieghe del tempo, generando infinite realtà.
L’artista utilizza diversi linguaggi come nel trittico “Conversazione”, un viaggio nel tempo e nello spazio, in cui più voci in diverse lingue, intrecciandosi tra loro, si materializzano nei tessuti scultorei che, come una cascata tra passato, presente e futuro, fuoriescono dalle tele.
Con “Non c’è più tempo” Emanuela mette in scena tra cumuli di sabbia diversi orologi che segnano ognuno un orario. Se Salvador Dalì raffigurava orologi surrealisti inseriti in uno spazio senza tempo, Emanuela attraverso gli orologi incastonati nella sabbia ci fa vedere un tempo dinamico che diventa rumore invasivo, mostrandoci come noi, “technosapiens”, siamo i depredatori del nostro tempo. E così “Prendi tempo” diventa un invito ad abbandonare il nostro stile di vita cronofago, riappropriandoci del proprio tempo.
Inoltre, opere come “Discesa”, composta da due tele unite da una cascata raffigurata da un panneggio dalle morbide pieghe disegnate da luce e ombra, sembrano suggerire un rallentamento del tempo.
Le “stanze immersive” di Emanuela Cruccu sono veri e propri paesaggi immaginifici il cui fil rouge è il tempo.

Emanuela Cruccu
Emanuela Cruccu

in breve
Emanuela Cruccu – bio

Emanuela Cruccu nasce a San Gavino Monreale il 7 Maggio 1992. Dopo aver frequentato il Liceo Scientifico nel suo paese d’origine, si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia nell’Università di Cagliari, conseguendo la laurea triennale in Beni Culturali nel novembre del 2015.
Nel 2016 è invece Bologna la città che sceglie per frequentare il Corso di Laurea Magistrale in Arti Visive, che conclude nel novembre del 2019 con la discussione della Tesi JeanMichel Basquiat: tra discriminazione razziale e affermazione identitaria, marcando il suo interesse per il percorso artistico contemporaneo.
Durante questi anni coltiva la passione per l’arte, prima sviluppando (come autodidatta) la tecnica del pennarello su carta, poi approdando alla pittura, fino a sperimentare altri linguaggi espressivi come il collage, il polimaterico e le installazioni.
Una sua opera realizzata mediante l’uso del pennarello (“Non è facile arrivare”) nel 2017 viene scelta da Luca Vargiu, ricercatore e docente di Estetica presso l’Università di Cagliari, come copertina del libro da lui scritto Hermeneutik und Kunstwissenschaft. Ein Dialog auf Distanz – Emilio Betti und Hans Sedlmayr (Logos Verlag, Berlino).
Nel 2018 ha esposto il collage “Punti di vista” (realizzato nello stesso anno) al Centro Luigi di Sarro a Roma, partecipando alla sua prima mostra collettiva, e successivamente un suo lavoro (“Green or black?”) viene esposto alla Florence Contemporary Gallery e incluso nel catalogo della mostra.
Nel febbraio del 2021 ha partecipato con tre suoi lavori alla mostra online “ATOPOS”, programmata dagli Hackney Downs Studios di Londra, e gli stessi sono poi stati inseriti all’interno del catalogo della Galleria .
Nello stesso anno si segnala inoltre la sua partecipazione all’evento online inserito nel programma di Resilient Communities, progetto per il Padiglione Italia alla 17. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia.
Un suo intervento scritto, che racchiude un personale spunto critico sulla fruizione post-pandemica dell’arte, è stato pubblicato nel recente volume Quinto Paesaggio. Concerti di idee in azione a cura di Diego Repetto e Daniele Menichini (D Editore, Roma).

Arch. Diego Repetto

www.diegorepetto.it
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