Gli imperdibiliIn EvidenzaNews

Cinquantatré

Cinquantatré: questo è il numero dei siti culturali che, secondo l’UNESCO, hanno riportato danni a causa della guerra in Ucraina. Ecco la nostra rassegna settimanale di mostre ed eventi alla scoperta della cultura, dell’arte, del territorio… da preservare sempre e comunque.

Gli imperdibili della Settimana

di Alessandra Elle Latini

La guerra, che da ormai quasi tre mesi sta imperversando in Ucraina, non sta minando solo l’ordine europeo e mondiale e causando un sempre crescente numero di vittime militari e civili: anche la cultura sta subendo gravi ripercussioni. Un comunicato dell’UNESCO indica con grave allarme che, finora, sono ben cinquantatré i siti culturali in Ucraina – tra musei, teatri e luoghi storici – ad aver riportato danni a causa della guerra: si teme addirittura per il Patrimonio mondiale di Kiev.

L’Osservatore Romano ha pubblicato un’intervista al Segretario Generale della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, Enrico Vicenti, sulla situazione dei siti culturali in Ucraina, Paese che conta ben 117 riconoscimenti UNESCO. Emerge una situazione drammatica, con danneggiamenti a 53 siti, tra i quali chiese, edifici storici, musei e monumenti, ma anche la consapevolezza del popolo ucraino che il patrimonio culturale nazionale rischia di scomparire, consapevolezza che ha spinto molti cittadini a porre in salvo opere d’arte rischiando la vita o a proteggere con sacchi di sabbia alcuni siti culturali.

Per fronteggiare questo disastro, l’Unesco ha creato un gruppo di emergenza per i musei in Ucraina che possa fornire assistenza tecnica e scientifica a direttori e autorità locali, di cui fanno parte i principali musei europei, tra i quali la Galleria degli Uffizi di Firenze, inoltre ha avviato un sistema di monitoraggio satellitare dello stato di conservazione di siti culturali, al fine di valutare l’entità dei danni e creare database utili nel momento della ricostruzione.

Tra le iniziative dell’UNESCO in Ucraina anche la “Blue Shield”, ovvero lo scudo blu istituito dalla Convenzione dell’Aja del 1954 sulla protezione dei beni culturali durante i conflitti armati, per evitare danni deliberati o accidentali al patrimonio; la Coalizione globale per l’educazione, per fornire agli istituti scolastici ucraini computer e contenuti educativi digitali, utili per l’insegnamento a di stanza; la facilitazione dell’inserimento di minori ucraini nei sistemi scolastici dei Paesi di accoglienza.

Venezia, Peggy Guggenheim Collection

Surrealismo e magia. La modernità incantata

Fino al 26/09/2022

Nata dalla collaborazione tra la Collezione Peggy Guggenheim e il Museum Barberini, è la prima mostra internazionale ad affrontare l’interesse dei surrealisti per la magia, l’esoterismo, la mitologia e l’occulto. Con una sessantina di opere, nella sede veneziana, provenienti da oltre 40 grandi istituzioni internazionali e collezioni private, l’esposizione offre un’ampia ed esaustiva panoramica del Surrealismo nel suo complesso, e prende in esame gli innumerevoli modi in cui la magia e l’occulto ne hanno caratterizzato lo sviluppo, dalla Pittura metafisica di Giorgio de Chirico all’iconico dipinto di Max Ernst La vestizione della sposa, del 1940, per arrivare all’immaginario occulto delle ultime opere di Leonora Carrington e Remedios Varo.

All’origine dell’esposizione è il superbo patrimonio di opere surrealiste della Collezione Peggy Guggenheim, opere iconiche che riflettono con grande enfasi il dialogo tra gli autori stessi e la tradizione dell’occulto. Molti artisti, le cui opere sono incluse in mostra, vengono esposti da Peggy Guggenheim, che alla fine degli anni trenta del XX secolo è considerata una delle collezioniste più vivaci del Surrealismo.

Il percorso espositivo include lavori di Victor Brauner, Leonora Carrington, Salvador Dalí, Giorgio de Chirico, Paul Delvaux, Maya Deren, Óscar Domínguez, Max Ernst, Leonor Fini, René Magritte, Roberto Matta, Wolfgang Paalen, Kay Sage, Kurt Seligmann, Yves Tanguy, Dorothea Tanning, e Remedios Varo. Tra i musei da cui provengono le opere si annoverano: Centre Pompidou, Parigi, National Galleries of Scotland, Edinburgo, Moderna Museet, Stoccolma, Israel Museum, Gerusalemme, The Menil Collection, Houston, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid, Art Institute of Chicago, The Metropolitan Museum of Art, Solomon R. Guggenheim Museum e Whitney Museum of American Art, New York, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea a Rivoli-Torino.

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Reggello, Museo Masaccio d’Arte Sacra

Masaccio e i Maestri d’Arte del Rinascimento a confronto per celebrare i 600 anni del Trittico di San Giovenale

Fino al 23/10/2022

Il Trittico di San Giovenale di Masaccio, a 600 anni dalla sua esecuzione, che ricorre il 23 aprile 2022, viene esposto per la prima volta a confronto con i grandi pittori del suo tempo. Dal 23 aprile al 23 ottobre, al Museo Masaccio d’Arte Sacra di Reggello, si tiene la mostra ‘Masaccio e i Maestri d’Arte del Rinascimento a confronto per celebrare i 600 anni del Trittico di San Giovenale’.

È l’iscrizione sul bordo inferiore del trittico rappresentante la Madonna in trono col Bambino e i santi Bartolomeo, Biagio, Giovenale e Antonio Abate, a ricordare la data di esecuzione, vergata con moderne lettere capitali umanistiche al posto di quelle gotiche tradizionali: ANNO DOMINI MCCCCXXII A DI VENTITRE DAP(RILE). Si tratta della prima opera a noi nota eseguita dal grande pittore Tommaso di Ser Giovanni di Mone detto Masaccio, un uomo geniale la cui arte ha rivoluzionato la pittura italiana del XV secolo ed ha contrassegnato nel corso dei secoli l’immaginario artistico valdarnese, e non solo. Considerata rivoluzionaria per quel momento storico, e definita da Antonio Paolucci «il dipinto in cui troviamo il codice genetico della grande pittura moderna dell’Occidente», quest’opera prova la veridicità di quanto scrive Vasari sul pittore nelle sue Vite e cioè che nel Valdarno si «veggono ancora figure fatte da lui nella sua prima fanciullezza».

Oltre a cercare di precisare le circostanze storiche e artistiche della realizzazione dell’opera, la mostra si pone l’obiettivo di rileggere ed approfondire i legami dell’artista con la pittura del suo tempo in cui agivano «formidabili fermenti di novità», cercare più sicuri riferimenti per la sua formazione artistica – per molti aspetti ancora nebulosa ed incerta – e raccogliere intorno al Trittico opere di artisti che furono a Masaccio contemporanei e che, seppure da prospettive spesso diverse, condividevano con lui l’anelito verso una pittura rinnovata sia dal punto di vista dei contenuti che da quello dei modelli iconografici. Tra le altre, sono presenti in mostra le opere di Beato Angelico, Masolino e Filippo Lippi.

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Bologna, Galleria Enrico Astuni

GIANNI PIACENTINO. Works 1965-2021

Fino al 30/07/2022

L’esposizione di Gianni Piacentino presso la Galleria Enrico Astuni di Bologna riunisce una selezione di opere, realizzate tra il 1965 e il 2021, che permettono di ripercorrere le tappe fondamentali della sua straordinaria pratica artistica. Dalle sculture della metà degli anni Sessanta, con le quali ha partecipato alle più importanti mostre dell’Arte Povera, fino alla produzione più recente, l’ampia rassegna rappresenta un’occasione unica – dopo la grande personale dell’artista presso la Fondazione Prada di Milano – di soffermarsi sui diversi aspetti della sua ricerca.

Le opere in mostra, che spaziano dalla pittura alla scultura, inclusi alcuni esemplari dalla celebre e iconica serie dei veicoli, attestano la grande capacità di Piacentino di sperimentare con i materiali, i colori e le tecniche più diverse, pur rimanendo fedele nel corso degli anni ad un suo preciso ideale di bellezza e di purezza. Le opere in mostra permettono da un lato di entrare in contatto con le diverse direzioni prese nel tempo dall’artista, e dall’altro di mettere a fuoco il suo metodo di lavoro, il quale trae alimento dal confronto tra opere appartenenti a epoche diverse, e il costante aggiornamento del suo linguaggio essenziale – e sempre in progress – aperto all’impiego di nuove tecnologie e di materiali di ultima generazione.

“Fare le mostre per me è importante: grazie all’accostamento dei lavori mi vengono in mente opere nuove” afferma Piacentino nella lunga conversazione con Andrea Bellini pubblicata nel catalogo che accompagna l’esposizione. La mostra, riconosciuta quale componente visiva e concettuale, diventa così parte integrante dell’elaborazione dell’opera: il rapporto dei lavori tra loro, ma anche con lo spazio espositivo e con lo spettatore, suggerisce nuove soluzioni, proietta la pratica verso il futuro, costituisce un altro tassello di quell’opera unica cui l’artista – secondo le sue stesse parole – lavora da tutta la vita.

Victor Brauner (1903–1966) Il surrealista (Le Surréaliste), 1947 Olio su tela, 60 x 45 cm Collezione Peggy Guggenheim, Venezia (Fondazione Solomon R. Guggenheim, New York) 76.2553 PG 111

Victor Brauner (1903–1966),  Il surrealista (Le Surréaliste), 1947
Olio su tela, 60 x 45 cm

© Collezione Peggy Guggenheim, Venezia (Fondazione Solomon R. Guggenheim, New York)

Alessandra Elle Latini

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