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Sonata per archi: mostra personale di Massimo Antonelli

di Roberto De Luca

Dal 6 al 22 dicembre, presso la sede romana della Fondazione Besso a Largo Argentina è stato possibile visitare la mostra personale “Sonata per Archi” dello scultore Massimo Antonelli. Dopo un’intensa vita da regista, sceneggiatore e copywriter ad essa ha affiancato l’attività scultorea basandola tutta su un singolo oggetto: la grattugia.

In questa esposizione abbiamo così il ritorno del risultato di un lungo processo concettuale e creativo iniziato con il dono da parte dell’amico Filippo Centenari di uno stampo per sagomare i violini, proseguito con la scelta di sostituire alle corde un piccolo grattacacio di quelli per noce moscata ed ecco che questa forma diventa veicolo della rabbia dell’autore contro la discriminazione, il malcostume sociale e politico. Sono infatti state esposte la prima volta nella mostra “Fuori Gioco” del 2006 ed eccole tornare con il loro messaggio più attuale che mai.

Massimo Antonelli ci introduce alla sua mostra

All’inaugurazione entro nella prima stanza, in cui queste opere sono composte e scandite secondo i ritmi musicali, facendosi carico di un ulteriore messaggio che ha folgorato Massimo: la Shoah, il violino di Auschwitz e la vicenda del Collin-Mézin.

Per una premiazione al Campidoglio, il giornalista Tonino Pinto non ha potuto presentare la mostra, la quale è stata introdotta da Claudia Lodolo e successivamente ci ha condotto nella seconda stanza: qui si palesa a noi la tematica della “Deformazione del quotidiano”, riproposta dopo la mostra personale del 2022 all’Abbazia di Sant’Andrea in Flumine che ho visitato.

Qui sotto nel video, l’autore ci spiega la poetica connessa a queste deformazioni:

La poetica della Deformazione del quotidiano

La presentazione viene conclusa dalla composizione del maestro Luca Miti, un provocatorio e giocoso omaggio di un archetto che suona sulla grattugia e ci stordisce tutti; proprio come farebbe il caos urbano e frenetico in cui ci immergiamo quotidianamente.

Tonino Pinto: il suo intervento

Quando ho conosciuto Massimo, in epoca prepandemica presso gli spazi di StudioLab138, la scelta di quest’oggetto mi ha spinto ad approfondire la questione e la sua conoscenza: ho visitato la sua bottega artigiana e intavolato conversazioni su cosa rappresentasse la grattugia ed ecco cosa mi ha trasmesso: è il simbolo della lenta erosione fisica ed interiore a cui siamo sottoposti nella nostra routine fatta di ansie, frenesie e scadenze. È provocazione, la stessa provocazione che durante la nostra chiacchierata mi ha portato, ancor prima della mostra “Deformazione del quotidiano” a paragonare le sue grattugie deformate ed esplose a “il Condominio” di J.G. Ballard, dove questo enorme agglomerato di unità abitative è sede di un progressivo abbruttimento e decostruzione della società e dei protocolli sociali che la determinano in un ciclo che terminerà con il suo collasso.

Sta a noi non farci ridurre in briciole nè dalle grattugie, nè dalle metropoli.

Sono Roberto De Luca, un creativo dotato di sensibilità architettonica ed artistica; miro a verticalizzare e perfezionare la conoscenza del colore nella più ampia accezione possibile, per realizzare le trasformazioni che ho scritto nel 2020, evolvendole e migliorandole di pari passo con lo studio. Libri, vernici, tinture, ingredienti e luce sono i materiali ed i procedimenti che indagherò, un passo alla volta, nella scala infinita di questa ricerca teorica e pratica.

Roberto De Luca

FBLK