Gli imperdibili

L’arte nella guerra, da Tiziano a Kandinskij

Esordisce oggi, lunedì 14 marzo 2022, un appuntamento che speriamo accompagnerà a lungo tutti i lettori di UrbanSigns: una rassegna di mostre ed eventi alla scoperta della cultura, dell’arte, del territorio.

Gli imperdibili della Settimana

di Alessandra Elle Latini

Mi ero seduta alla mia scrivania per dare l’impronta finale a questa piccola rubrica che noi di US pensiamo da tempo. Io, che oggi la inauguro, sono stata cresciuta da genitori convinti che una bella mostra sia un evento imperdibile, che può segnare in maniera indelebile l’esistenza. Valeva sempre la pena di alzarsi presto anche in giornate di vacanza, macinare chilometri, fare file, stare in piedi, sapersi comportare con devozione in un luogo di culto, non importa se una chiesa, un museo o un palazzo espositivo. Mio fratello e io, anche se molto piccoli, siamo stati letteralmente trascinati in questi vortici temporali, fatti di storie più o meno antiche, di millenni passati, di pennellate furiose, di oggetti inusuali, di genialità manifesta. Ed è stato bellissimo.

Tanta luce nel ricordo della mia esperienza si scontra con i sentimenti con cui do il via a Gli Imperdibili della Settimana: i tempi che viviamo sono incerti e paurosi. Lo spettro della guerra si è allungato sulle nostre vite, provate da due anni di pandemia. E anche l’arte, in questi frangenti, ha pagato e paga un prezzo molto alto. Prima con l’emergenza sanitaria, che ha impedito per lunghi mesi di viaggiare e di visitare luoghi. Ora invece che il conflitto tra Russia e Ucraina minaccia ogni giorno di divenire mondiale, si leggono già i primi effetti della guerra anche in un reparto, quello artistico, che spesso è stato dichiarato al di sopra di qualsiasi differenza culturale, ma che in simili frangenti non può far altro che sottostare a direttive troppo alte per essere ignorate.

Ecco allora che è notizia di questi giorni che la Russia ha deciso di farsi restituire le opere prestate all’estero, molte delle quali sono oggetto di mostre importanti anche qui in Italia. E la decisione del nostro governo è stata netta: le opere vanno restituite. Certo il pensiero che si ponga freno alla condivisione della cultura è molto triste e ci pone di fronte alla realtà in un ambito che spesso siamo portati a considerare intoccabile. Costringe molti di noi, che ancora non si sono immersi nella gravità di ciò che sta accadendo, a prendere coscienza che questo conflitto riguarda le basi stesse su cui si fonda il nostro mondo, perché la guerra è fatta anche dall’impossibilità di continuare a vederlo così come lo avevamo sempre immaginato, in tutta la sua ricchezza e bellezza e infinite possibilità.

Sono diventata adulta in un contesto che sembrava pronto a far cadere qualsiasi frontiera. Bastava prendere un treno o un aereo per essere in poche ore ovunque si potesse sognare. Bastava una macchina per visitare un’Europa che respirava apertura e condivisione. Ancora oggi conservo il ricordo del mio stesso stupore di fronte a certe opere: sapevo di trovarmi di fronte a qualcosa di miracoloso che definiva la mia stessa essenza di essere umano. Fu a una mostra sugli Etruschi, quando avevo forse poco più di dieci anni, alla vista di certi monili di uso comune. Ricordo di avere guardato quegli oggetti e di aver pensato che, se solo avessi potuto toccarli, dall’altra parte del tempo avrei trovato l’impronta di una mano appartenuta migliaia di anni fa a qualcun altro. Questo pensiero mi strinse un nodo alla gola e mi riempì di una commozione così profonda che perdura ancora oggi. Successe poi ancora a Roma, quando avevo forse quindici anni, ai Musei Capitolini: di fronte alla statua dello Spinario, osservando il gesto di levarsi la spina dal piede, la cosa mi parve così vera da provocarmi la sensazione di ritrovarmi in un’altra dimensione. Da quella volta capitò sempre più spesso: ci fu anche quella volta in cui, alla National Gallery di Londra, chiamarono una guardia museale perché io, seduta su una panca di legno di fronte alla Vergine delle Rocce di Leonardo, scoppiai in un pianto irrefrenabile.

L’arte non solo è un’espressione che ci eleva a livello spirituale, ma che ci permette letteralmente di viaggiare attraverso il tempo e lo spazio e mondi immaginari eppure vivissimi. Le opere sono portali attraverso cui possiamo toccare vite, esperienze, culture. Non è un caso che, in un momento come questo, promuovere e favorire lo scambio culturale e artistico siamo un mezzo molto potente per mantenere viva l’essenza più vera insita nell’umanità.

Ed è con questo augurio che noi di UrbanSigns poniamo la prima pietra de Gli Imperdibili della Settimana. Con la speranza che questa sia l’ultima volta in cui saremo costretti a segnalare una mostra, non solo per la sua unicità e per il suo impatto culturale, ma perché rischia di essere un evento a cui non potremo più assistere per lungo, lungo tempo.

Milano, Gallerie d’Italia

Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei

Fino al 27/03/2022

Le Gallerie d’Italia accolgono già dallo scorso novembre una nutrita esposizione sul fenomeno internazionale del Grand Tour. Dipinti, sculture, oggetti d’arte, provenienti da importanti collezioni nazionali ed estere, intendono riproporre l’immagine dell’Italia amata e sognata da un’Europa che si riconosceva in radici comuni di cui proprio il nostro Paese era stato per secoli il grande laboratorio. La mostra è stata realizzata anche in collaborazione con il museo di San Pietroburgo: ben 23 di queste opere, tra dipinti e sculture dovranno presto ritrovare la strada per la Russia.

Milano, Palazzo Reale

Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento Veneziano

Fino al 05/06/2022

Palazzo Reale ospita dallo scorso 23 febbraio una grande mostra dedicata all’immagine della donna nel Cinquecento nella pittura del grande maestro Tiziano e dei suoi celebri contemporanei come Giorgione, Lotto, Palma il Vecchio, Veronese e Tintoretto. Si tratta di circa un centinaio di opere, di cui 47 dipinti (16 solo di Tiziano) cui si aggiungono sculture e oggetti di arte applicata come gioielli, libri e grafica. L’esposizione aspira a riflettere sul ruolo dominante della donna nella pittura veneziana del XVI secolo, che non ha eguali nella storia della Repubblica o di altre aree della cultura europea del periodo. Due i quadri reclamati dall’Ermitage che dovranno essere restituiti entro fine marzo: la Giovane donna con cappello piumato di Tiziano e la Giovane donna con vecchio di profilo di Giovanni Cariani.

Segnaliamo che sempre a Milano, presso la Fondazione Fendi, aveva preso il via lo scorso 15 febbraio l’esposizione del quadro Giovane Donna 1909 di Pablo Picasso, mai esposto finora in Italia. Il quadro era stato dato in prestito dal Museo Statale dell’Ermitage di San Pietroburgo alla Fondazione fino al prossimo 15 maggio. Ora il destino della mostra è oscuro.

Rovigo, Palazzo Rovella

Kandinskij. L’opera / 1900-1940

Fino al 26/06/2022

Una mostra dedicata a uno dei massimi artisti mondiali del Novecento: Vasilij Kandinskij (1866-1944). Un’esposizione senza precedenti in Italia per numero e qualità delle opere presentate: ottanta capolavori del grande maestro russo, di datazione compresa fra il 1900 circa e il 1940, cui si aggiungono dipinti di suoi “compagni di strada”, come Gabriele Münter, Paul Klee, Arnold Schönberg, Alexej von Jawlensky, Marianne von Werefkin; e ancora libri in edizione originale, documenti, fotografie, rari filmati d’epoca, cimeli, oggetti d’arte popolare. Tutto questo per svelare l’enigma Kandinskij e seguire le orme del suo cammino creativo, nel rapporto costante con la dimensione musicale e le profonde radici della sua origine russa. Il futuro della mostra è a tutt’oggi purtroppo incerto, visto che la maggior parte delle opere, che provengono da musei e collezioni private russe, dovrebbero essere restituite qualora richiamate in patria.

Foto free – materiali pubblici della mostra – 

Alessandra Elle Latini

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