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Quinto Paesaggio

di Diego Repetto

Con la piattaforma web Riavviaitalia, la webradio indipendente Radio Antidoto e la casa editrice D Editore, coinvolgendo artisti, performers, musicisti, docenti e ricercatori universitari, scrittori, giornalisti, critici e direttori museali e di festival, si è sviluppato un format di innovazione culturale durante la pandemia del 2020.

Attraverso sperimentazioni di soluzioni diverse, artistiche, musicali e scientifiche, si vogliono reinventare le espressioni creative di prossimità sociale, in un contesto di difficoltà per gli spettacoli dal vivo e gli spazi museali ed espositivi, traducendo questa crisi pandemica in un’opportunità per rilanciare il cambiamento.

Il processo creativo attivato si ritrova all’interno del Quinto Paesaggio, concetto sviluppato nel 2018, in cui viene messa a fuoco la centralità dell’immagine e del suo impatto mediatico come creazione di processi virtuosi di valorizzazione e rivitalizzazione del paesaggio.

Se Gilles Clément categorizza il paesaggio in foresta gestita (Primo Paesaggio), campo coltivato (Secondo Paesaggio), e luoghi abbandonati dall’uomo (Terzo Paesaggio), il Quarto Paesaggio favorisce una combinazione armoniosa tra esperienza umana e ambiente verde, individuando un paesaggio in cui l’arte viene utilizzata per contrastare il degrado urbano e la solitudine.
Il Quinto Paesaggio riprende quanto teorizzato nel Quarto ampliandone gli orizzonti.
Tramite l’arte applicata sui luoghi in stato di abbandono per mano dell’uomo, si ottengono importanti opportunità di rigenerazione socio-culturale, tramutando gli spazi interstiziali distopici dei centri storici e delle periferie in luoghi accessibili.
L’immagine che descrive e rappresenta il Quinto Paesaggio è il fotomontaggio ispirato a un’operazione mai realizzata di Walter De Maria (1935-2013): in Germania, ad Hannover, lo scultore statunitense, uno dei principali esponenti della Land Art, ideò un progetto ambizioso con cento elefanti.

Fig. 1. Gli elefanti avrebbero abitato la città, omaggio a Walter De Maria, ph Diego Repetto

L’intento era di far diventare questi enormi animali delle presenze concrete in città, rendendoli delle sculture viventi pubbliche, ma allo stesso tempo oniriche per l’assurdità stessa della decontestualizzazione.
Grazie all’atto creativo si introduce nella realtà un contributo nuovo, caratterizzato da nuove dinamiche percettive. Attraverso eventi temporanei, lo stimolo a vivere il paesaggio in maniera inedita e in un breve periodo di tempo favorisce un forte impatto emotivo sulla memoria collettiva, oltre alla consapevolezza di essere testimoni di un evento irripetibile.

Durante il lockdown per la mancanza di spazio, i quartieri, le facciate e i balconi diventano nuovi luoghi da riscoprire, in cui sviluppare una nuova comunicazione percettiva.
La città diventa “informativa” trasformando gli edifici in schermi.
Il concetto di video mapping sulle facciate si evolve concentrandosi esclusivamente sulla capacità di potenza espressiva delle immagini. Più facciate simultaneamente diventano schermi dinamici, che trasformano la città in un palcoscenico interattivo.
Ciò genera una nuova grammatica del paesaggio umano e culturale, coniugando l’arte con la sperimentazione scientifica, tecnologica e percettiva.
Si scardina il concetto tradizionale di esposizione museale e di spettacolo dal vivo, esportandoli da uno spazio chiuso a uno aperto e rendendoli fruibili visivamente a tutti.

Secondo Walter Benjamin, le applicazioni possibili delle tecnologie permettono di creare un’esperienza alternativa, ma «ciò che viene meno nell’epoca della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte è la sua aurea». Quindi, se escludiamo la possibilità tecnica di riprodurre l’aurea dell’esperienza dal vivo, come si può creare un evento o una mostra che possa offrire sensazioni e percezioni alternative, che non faccia rimpiangere l’incontro con l’originale?

Durante il festival urbano di light art, urban light e video-mapping RGB Light Experience 2020 si è creata una mostra itinerante e sperimentale, in cui diciotto opere site specific hanno ridisegnato le superfici architettoniche urbane dei quartieri Pigneto e Torpignattara (Roma Est), tra cui l’Acquedotto Alessandrino del Parco Sangalli e la sopraelevata della Tangenziale Est di Kenzo Tange.

Fig. 2. Inside the secret garden di Diego Repetto ed Enzo Cimino per RGB Light Experience 2019, Roma

Si sono creati nuovi immaginari che hanno messo al centro un diverso rapporto fra uomo e contesto, trasformando quella parte di città in un vero museo temporaneo a cielo aperto.
Invece della consueta passeggiata lungo un percorso disseminato di opere d’arte, sono le opere stesse a muoversi all’interno del tessuto urbano.
Dopo aver attrezzato due camion si sono portate ogni giorno in un sito diverso dei quattro selezionati tutte le opere in programma, rendendole fruibili ai pedoni, a chi passava in auto o sui mezzi pubblici e dalle finestre degli appartamenti, ma anche in diretta streaming sui canali social.

In questa occasione, insieme a uno dei più importanti musicisti, compositori e produttori indipendenti italiani degli ultimi 40 anni, Gianni Maroccolo, ho celebrato il genio di Yves Klein, Yves Le Monochrome, proiettando nei luoghi urbani scelti l’opera artistica audio-video dal titolo Y.K. L’atra metà del cielo.
Si è raffigurato la continuazione del “salto nel vuoto” di Klein, proseguendo idealmente l’immagine simbolo del Nouveau Réalisme e facendolo volare nel cielo blu.
Così facendo l’artista stesso diventa il cielo, catturando il blu assoluto nell’altra metà del cielo.
Ad accompagnare il “salto” del pittore francese è la sonata per soli bassi saturi liberamente ispirata alla Symphonie Monotone di Yves Klein, realizzata da Maroccolo, che durante la performance ha avvolto letteralmente lo spazio urbano dialogando in simbiosi con il traffico veicolare circostante.

Fig. 3 e 4. Y.K. L’atra metà del cielo di Diego Repetto e Gianni Maroccolo per RGB Light Experience 2020, Acquedotto Alessandrino del Parco Sangalli e sopraelevata della Tangenziale Est, Roma

Nonostante il breve periodo di svolgimento del festival (quattro giorni), le aree di intervento si sono riscattate: ogni artista, intervenendo sulle architetture, le ha rese altro rispetto all’immaginario quotidiano. Il pubblico ha così esplorato un patrimonio materiale rinnovato dall’arte immateriale. Un’azione effimera che ha trasforma il quotidiano in un inedito paesaggio urbano museale temporaneo, perfettamente in linea con il concetto di Quinto Paesaggio.
Il Quinto Paesaggio fa “parlare” i territori, incentrando l’evento sul racconto e l’approfondimento dell’opera d’arte attraverso un percorso in diversi spazi urbani all’aperto.

Tutte queste operazioni artistiche, in cui l’ambiente fisico dell’utente è “aumentato” con la proiezione di immagini e suoni, generano un elevato benessere sociale aprendo il territorio a diversi scenari positivi di cura culturale, educativa, sociale e ambientale.


Arch. Diego Repetto
www.diegorepetto.it